lunedì 19 marzo 2007

SULLA PROLUSIONE E SULLE " NUOVE SOGGETTIVITA' "


Prima domanda: perché non ha fatto la prolusione alla prima lezione? Sarei stato molto più convinto per l’iscrizione…Seconda domanda: La crisi è determinata dall’avvento del mondo dell’informazione o è esso stesso in crisi? Riprendendo cioè dalle domande sulla lezione1: utilizzando strumenti come imput di costruzione mentale non si rischia di fare un operazione ideologica come quella del movimento moderno? È possibile che ci troviamo oggi in una situazione simile a quella di Terragni? È insomma possibile che la crisi non sia più generata dall’avvento del mondo dell’informazione sul sistema preesistente ma dall’informazione stessa? Nel senso: sistema preesistente, nuovo avvento, crisi e successivamente nuovo sistema in crisi per il riecheggio del vecchio. Dov’è la crisi oggi? Terza domanda: L’anima dell’informazione è la interconnessione tra i dati. Ma in realtà cosa faccio se traduco questo in architettura? Rappresento, formalizzo con elementi nuovi e rivoluzionari, ma questo vuol dire davvero prendere forza dalla crisi per combatterla o solo rappresentarla? E’ possibile che la crisi sia invece nello stesso mondo dell’informazione? Che questo determini l’estraneazione del singolo e quindi una condizione di crisi? E allora mi chiedo: come può un simbolo rivolto a tutti comunicare soggettività? E’ possibile che la crisi sia un qualcosa di intrinseco al nuovo sistema e non invece determinata dall’avvento di questo e di conseguenza la forza progettuale dello spazio non dovrebbe nascere da questi elementi stessi per poi essere gestita con i nuovi strumenti?

Una mia idea di architettura della crisi:Alvar Aalto, Padiglione di Finlandia a New York (1939); alla freddezza della produzione industriale, della razionalità, Aalto contrappone la spontaneità, i valori umani. Aalto travolge il prisma statico sospendendovi dento una grande parete ondulata in listelli di legno sostenuta da fili in tensione, a dire: questa è la mia terra, i miei valori.

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